venerdì 30 settembre 2011

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Scie di luci nella notte: lampioni finestre insegne traffico. Ti immagino appiccicata al finestrino di una macchina, a catturare un frammento di città dall’alto di un cavalcavia.
La sola idea di quanta vita pulsi al di là dell’obiettivo genera in me una vertigine. Provo a cercare il tuo riflesso sul vetro, ma c’è troppo disturbo. Immagino che stare seduta a guardare non ti bastasse, so che avresti avuto voglia di diventare tu stessa il mantello scuro che avvolgeva la città, per vedere sentire essere contemporaneamente tutto.
C’è stata un’auto che correva con te nella notte, chissà io dov’ero e cosa facevo nello stesso momento. Il file ha una data, ma significa ben poco: la mia vita non ha sussulti particolari da ricordare e ogni giorno si confonde con il precedente. Ad una certa ora della sera, sul presto, infilo la testa sotto il cuscino e lascio fuori tutte queste luci nella notte.

giovedì 29 settembre 2011

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Un tavolo di legno, così pieno di bottiglie che a stento ne distinguo le assi. Siete in un pub, non credo che qualcuno in casa terrebbe appese alle pareti vecchie locandine di liquori ed una targhetta che indica la direzione dei bagni.
Cinque facce. Due si sorridono tra loro da un capo all’altro del tavolo. Una è impegnata a sbadigliare, due guardano nell’obiettivo. Tre non le riconosco, due sì.
Tu mi stai sorridendo, distolgo subito lo sguardo. Seguo la spalla, il braccio, la mano. Reggi una birra. Asahi, direi. Buona. Mi viene voglia di bercene una insieme, adesso che non ci sei.
Ti abbraccia una ragazza, fa la lingua rivolta verso chi vi fotografa. Simpatica, ma mai vista prima, e non me ne stupisco. Non siamo uscite quasi mai insieme e quindi non conosco quelli del tuo giro.
Mi rassicura, comunque, avervi riconosciuti in due: quello che sbadiglia è Mister C.

mercoledì 28 settembre 2011

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Una scheda elettronica ripresa da vicino. Scorgo il marchio Capcom, caratteri bianchi all’interno di un rettangolo dal bordo sottile. Mi colpisce la serie di moduli di memoria che si stagliano neri in formazione militare sulla lastra verdastra.
Scorgo quasi una certa poesia nei componenti predisposti in spigolose geometrie. Fori che resteranno vuoti, e connettori che svettano in spasmodica attesa. Numeri e sigle calpestati da decine di piedini metallici.
Non so cosa ti attrae davvero in tutto in questo, mi piacerebbe capirci qualcosa. Credo che per te sia più facile leggere un circuito stampato che i sentimenti di chi ti sta vicino. Meglio così?
Facciamo un patto: io mi studio un po’ di elettronica e tu sviti una testa e vedi cosa c’è dentro. Per partire con qualcosa di facile, ti offro Volpino come cavia!

martedì 27 settembre 2011

Memoria flash

È da un po’ che non scrivo, e mi rendo conto da sola di cosa significa. Ne ho viste svolazzare tante nella rete, di pagine personali che finiscono lasciando in sospeso il frammento di vita che stavano raccontando. Sfumato l’entusiasmo iniziale, sto per digitare l’ultima serie di post. Affiderò queste mie parole alla prima corrente di bit e le lascerò andare alla deriva.
Io stessa sono un po’ troppo al largo.
Ti odio, ti voglio bene, mi odio, mi voglio bene.
Vorrei che tu fossi qui, altre volte ti voglio lontana. Vorrei essere come te, poi invece vorrei che tu fossi come me.
Oggi per dispetto mi sono messa la tua maglia a righe nere e giallo senape, nei giorni scorsi ho messo a posto la tua stanza, visto che ai miei non sembra interessare nulla.
Ho spolverato, curato la piantina, piegato vestiti che erano già a posto. C’era il tuo cellulare sul comodino, l’ho preso. Mancava la SIM, ma c’era la scheda di memoria.
L’ho messa nel computer. E questo è quello che ci ho trovato.

martedì 20 settembre 2011

L'uva

Quando ancora lavoravo alla galleria, G si è presentata per chiedere informazioni sull’affitto per una festa privata del piccolo locale al piano interrato. Si trattava di una richiesta nuova per noi: generalmente gli eventi vengono organizzati direttamente dai nostri collaboratori o da altre agenzie.
Parlo ancora come se lavorassi per loro!
Il capo ha sparato un prezzo un po’ esagerato per un privato e non se n’è più fatto niente. Credo che in realtà non avesse tanta voglia di prendersi una responsabilità fuori dell’ordinario e su questo la pensiamo allo stesso modo.
La mia faccia deve esserle rimasta impressa, perché mi ha salutato ancora un paio di volte quando ci siamo incrociate al di fuori dell’ufficio, finché un giorno ci siamo fermate a fare due chiacchiere.
Tu non avevi ancora fatto le valige, ma c’era già maretta in casa. È stata lei a suggerirmi di tenermene fuori il più possibile. Avevo adottato fedelmente il consiglio e tornavo apposta a casa tardi per non sentire discussioni ed evitare di farmi sfuggire giudizi non richiesti.
Da un po’ mi chiedo se sia stato saggio darle retta. A volte penso addirittura che possa essere stata una cosa studiata! Se non mi avesse contattata Mister X, sarei andata a cercarti nel frigo di G!

lunedì 19 settembre 2011

La volpe

Volpino non lo conosci, o almeno lui dice di non conoscere te, ma avreste molto da condividere voi due. Con un cellulare all’ultima moda riceve in continuazione messaggi dai contatti, alcuni sparsi in giro per il mondo, delle varie chat che tiene aperte.
Della compagnia, è l’ultimo arrivato. Una sera ero con il mio gruppo al “Sodiac”, sai a cosa mi riferisco; eravamo seduti ai tavolini blu, quando è venuto a salutarci, nelle mani la bottiglietta di birra con la fetta di limone nel collo e sulle labbra l’immancabile sorriso ebete. Prima del ritorno di K% è stato lui la principale valvola di sfogo per i miei deliri contro il mondo.
Ho sempre sentito uscire più “bip” delle notifiche messaggi dal suo cellulare che frasi di senso compiuto dalla sua bocca. All’inizio ho fatto finta di interessarmi alle battute che leggeva sul display solo per assicurarmi che non avesse giri strani, chessò sessuali o illegali. Quando mi ha fatto vedere una che sfilava con un abito composto da cubi che ricordavano i pixel, ho capito che era un tipo innocuo, fissato con i computer. Proprio come te!

venerdì 16 settembre 2011

Non commestibile

Abbiamo parcheggiato il camper in un’area attrezzata, un vasto prato dotato di diverse strutture, dal supermercato a piccole piscine, dall’area giochi per i bambini al bar con DJ. A partire da una certa ora del pomeriggio della musica da discoteca incominciava a rullare e attirava a sé la parte più giovane dei vacanzieri.
La mattina lasciavamo in pace la coppietta, che andava a farsi gli affari propri in isolamento, mentre io, G e Volpino prendevamo il sole in riva al lago. Di pomeriggio, si faceva un giro in paese tutti insieme.
L’ultimo giorno, poco prima di pranzo, il sole mi aveva fatto venire sete. Sono rientrata nel camper per cercare qualcosa di fresco nel frigo e cosa ho visto? Due teste! Mi è sembrato di distinguere il caschetto della polizia municipale ancora allacciato, e quattro occhi severi che mi fissavano. Sono tornata al mio asciugamano in poche falcate e mi sono rassegnata a bere brodaglia dalla bottiglia che avevamo portato a riva, senza riuscire a placare la sete.
Verso l’ora di pranzo ho sentito qualcuno che mi scrollava per svegliarmi: G era tornata dal camper e ne era uscita con in braccio due mini-cocomeri, presi dal frigo. Volpino li ha prontamente sezionati e disposti su un vassoio, ma io non sono riuscita a toccarne nemmeno una fetta, ancora turbata dai miei incubi.

sabato 10 settembre 2011

Al la(r)go

Sono reduce da un fine settimana passato in camper al lago. Non chiedete come hanno fatto a convincermi. Forse mi ha spinto il fatto che la maggior parte dei miei amici più cari fosse in quella scatola per sardine su ruote, o l’idea poco rassicurante di rimanere a casa preda del mio cervello.
Guidava G, e questa è stata una sorpresa: K% mi aveva detto, ammiccando maliziosamente, che non sarebbe venuto perché aveva una “mezza uscita” con questa G. Delle due l'una: è un generatore umano di frottole sfortunate oppure gli sono saltati l'appuntamento e annessi ammiccamenti.
Abbiamo superato indenni un posto di controllo della municipale; per fortuna ero seduta accanto alla conducente: per niente al mondo avrei voluto assistere a quel paio di teste dotate di elmetto che frugavano tra i miei effetti personali, come li definirebbero loro, sul retro.
Il resto del gruppo era composto da una coppia di amici, che fortunatamente hanno evitato di farci pesare per tutto il viaggio di andata “quanto” fossero affiatati come coppia, e da un buon compagno di avventure, che chiamo Volpino.
Rossiccio di capelli, col sorriso perennemente stampato in faccia, è facile immaginare il motivo del soprannome. Immagino che si metterebbe a ridere anche se gli incidessi una gamba sotto il ginocchio con un coltello a lama fissa!

lunedì 5 settembre 2011

Cristallo freddo

Adesso arriva il bello! Sempre borbottando due parole affogate nella pasta, ha detto qualcosa tipo “Hai novità su Crystal?”. Io devo aver strabuzzato gli occhi. Non credo che intendesse una persona; me l’avresti già presentata. L’ho scrutato a lungo, per capire a chi o a cosa diavolo si stesse riferendo, poi mi sono accorta che manifestavo troppa curiosità. Avrei dovuto fingermi a conoscenza di qualcosa, in modo che il resto me lo raccontasse lui.
Niente da fare, non sono pronta per fare l'agente segreto! Ha capito che non condividiamo molti progetti o hobby. Ho chiesto di ripetermi la domanda, ma lui ha cambiato totalmente argomento, facendo finta di non capire, sparando una banalità dietro l’altra a proposito dell’utilità degli stagisti in azienda. Ora, sai che io non sono una ficcanaso e non mi sono mai impicciata dei fatti tuoi, ma questo tipo mi ha trattato da stupida, e in qualche modo mi è sembrato che ci fossi tu dietro di lui, a trattarmi in quel modo.
So che non c’entri, ma per me è sempre più difficile sopportare tutto questo! Mi manchi, lo capisci?

domenica 4 settembre 2011

Doccia fredda

Con Mister C, a parte qualche battuta, non sono mai andata sul personale. Eppure, a differenza di quanto pensassi, deve avermi tenuto d’occhio a lungo, o si sarà interessato a me dalla sera che mi ha vista nel locale. Mi aspettavo qualcosa su mio padre, come al solito, invece, dopo due parole di circostanza ha finito per chiedermi, facendola passare come una domanda disinteressata, se io fossi sorella di una certa Y!
In quell'istante ho perso il controllo dei muscoli facciali e una pennetta dal vago sapore di tonno è scivolata lungo l'esofago senza passare per la fase della masticazione. Percepita in qualche modo la tua presenza nella stanza, mi sono ripresa giusto in tempo per controllare che la pennetta non facesse il percorso inverso. Avevo avuto la sensazione che lo stomaco si fosse contratto di colpo. Avrei potuto far uscire il proiettile, trapassando Mister C da parte a parte.
Lui mi ha sorriso con un velo di imbarazzo, chissà che faccia devo aver fatto, e mi ha chiesto di salutarti. Era chiaro che fosse un po’ teso perché mi conosceva poco, ma il fatto di portarti i suoi saluti sembrava divertirlo parecchio. Non dava l’idea di nascondermi qualcosa, né che fosse al corrente di quello che stavi combinando. Mi è sembrato un bravo ragazzo, e come sai il mio giudizio raramente sbaglia.
Ma non è finita qui!

sabato 3 settembre 2011

Pasta fredda


Intanto è arrivato l’ultimo giorno dello stage in azienda.
Una ventina di persone, tra collaboratori esterni, colleghi e quelli della casa madre che seguivano gli stagisti, si è riunita nel nostro ufficio all’ora di pranzo per mangiare insieme. Ho divorato in fretta la misera razione di pasta fredda, stando in piedi con in mano piattino e forchetta di plastica. Ho perso di vista quasi subito il mio bicchiere di spumantino ma mi sono vergognata a chiedere il bis!
Si è avvicinato Mister C con l'intenzione maldestramente mascherata di trovare un interlocutore. Nonostante lavorasse lì da più tempo di me, deve aver avuto pochi con cui scambiare due chiacchiere.
Ricordo bene che mentre mi parlava, gesticolava così tanto che da sotto il polsino della giacca del completo spuntava l’orologio, e non ho potuto non notare il cinturino con il logo di un noto “picchiaduro” in bella vista. Faceva passare tutto come casuale, ma è chiaro che mi stava ammiccando in codice: “Vedi? Facciamo parte di un club!”. Ora, non vorrei deluderlo, ma io non vado d'accordo con i videogiochi: ci vuole troppa pazienza.
Divagazioni ludiche a parte, mi premeva affidare altro a queste pagine. Definiamolo interessante; di sicuro quello che aveva da dirmi ha fatto colpo.