giovedì 14 luglio 2011

Versione 2

Il danno causato, la follia di aver scritto il post precedente su queste pagine: continuo a pensarci. Ho fantasticato così tanto che vi dedico una versione alternativa!
Timbro l’uscita dal servizio: gli altri sono via in pausa pranzo, per me invece significa che la giornata lavorativa è finita. Il capo mi ha ripresa per una sciocchezza e sono stufa. Prima che trovi un pretesto per mandarmi via, decido di lasciargli un ricordo indelebile.
Entro nel suo piccolo studio e, sorpresa! Lui è alla scrivania, fissa il monitor. In una mano regge un tramezzino consumato per metà e contemporaneamente cerca di digitare sulla tastiera. Si volta verso di me: sembra altrettanto sorpreso. Mi sorride.
Vedo che distende le gambe e sta per poggiare il tramezzino: capisco che vuole alzarsi per venirmi incontro. Scatto verso la scrivania e afferro la prima cosa utile, un tagliacarte argento lucido. Mentre passo sull’altro lato del tavolo il mio braccio destro compie una parabola verso di lui. Avevo puntato alla gola, invece lo centro in piena fronte.
Un suono appena percettibile, solo qualche goccia di sangue, il capo reagisce e si spinge avanti. Non raggiunge il mio busto; con il braccio libero scanso i suoi maldestri tentativi di toccarmi. Il tagliacarte è piantato nella stessa posizione, ma capisco che non entrerà mai nell’osso. Il capo riesce ad alzarsi appena dalla sedia, quando aggancia la mia spalla sinistra e mi tira verso di lui. Grida come un invasato. Mi sbilancio colpendo il bordo della scrivania e qui succede qualcosa di imprevisto.
Il tagliacarte scivola dalla fronte e accelera scendendo lungo l’attaccatura del naso. Prima che possa accorgermene penetra l’occhio destro. Penso ad un cucchiaio che affonda in un budino, mi viene quasi fame.
Il capo non urla, smette di reagire, chiude l’altro occhio. E’ stato semplice e veloce. Ha un fremito nelle gambe, che termina solo quando spingo ancora più a fondo.
Esco dallo studio, trovo i colleghi ad applaudirmi. Li ho liberati, e adesso saranno loro a liberare me. Chiudo gli occhi e allargo le braccia. Mi strattonano per la spalla, qualcuno mi morde un orecchio. Un seno è strizzato così tanto che quasi non lo sento più. Mi lascerò divorare, e spero in questo modo di nutrirli di proteine e rivoluzione.

12 commenti:

  1. Bizzarro.... mi piace :DD
    my compliments!!

    (grazie per il tuo commento :D)

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  2. Un racconto moderno.
    Se oggi le cose funzionano così,evviva il passato!

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  3. @Mattia: thanksss!
    @Costantino: un commento... moderno! XD Evviva quelli dei giorni scorsi!

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  4. Mmmm....macabro!!! Preferivo la versione precedente... XD

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  5. ciao,
    sono passata a ricambiare la visita...
    come va ancora (sempre stanca)???
    ti auguro giorni luminosi
    ciao
    Titti

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  6. @Erika: anch'io! :P Ma è tanto per giocare...
    @titti: nata stanca! :P

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  7. Grazie della visita!! Bellissimo racconto: pulp al punto giusto.

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  8. Mhhh... Non c'è nemmen bisogno di farci una puntata di porta a porta... Ma lo sai che fai tornare voglia di leggere?

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  9. Te la fanno passare scritti e scrittori del nostro tempo. Tu fai eccezione e ti seguirò... Sei forte!

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