Succede all’improvviso, e dura il tempo di un lampo.
G riaccende il motore, distogliendomi dai pensieri. Mi fa cenno di voler parcheggiare davanti al furgone, forse per bloccarne la fuga; si sarà immedesimata un po’ troppo nel ruolo di spia, o sarà stata un’idea geniale di Volpino.
In quel momento, dalla galleria d’arte esce Mister C. Controlla un foglio di carta, poi si accorge di me.
Al rallentatore, solleva la testa, guarda prima la macchina che fa qualche goffa manovra davanti al furgone, quindi me, dall’altro lato della strada. Sembra stupito, ma le labbra si allargano in un sorriso.
Non è come Mister X o gli altri del giro di Y, è uno a cui piace farsi vedere e che con me cederebbe sicuramente a qualche domanda di troppo.
Per questo, con enorme sforzo, cerco di sembrare sicura mentre vado da lui.
Sorrido.
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domenica 16 ottobre 2011
sabato 15 ottobre 2011
Un segreto
Lasciamo per un attimo correre la fantasia. Diamo pure per assodato che la mamma abbia notizie: non riesco a capire perché tenere il segreto in famiglia. Forse ti ha aiutata e non lo deve sapere nessuno. Ma perché tenermi fuori, troppo assurdo per avere un senso.
Parliamoci chiaro, se avevi intenzione di parlare con me o scrivermi in chat potevi benissimo farlo anche dal deserto più sperduto. Il fatto che tu l’abbia evitato, devo essere sincera, inizia a ferirmi.
Non so davvero cosa pensare. Chiudo questa pagina di diario con una sensazione di fastidio che difficilmente mi scrollerò di dosso.
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Parliamoci chiaro, se avevi intenzione di parlare con me o scrivermi in chat potevi benissimo farlo anche dal deserto più sperduto. Il fatto che tu l’abbia evitato, devo essere sincera, inizia a ferirmi.
Non so davvero cosa pensare. Chiudo questa pagina di diario con una sensazione di fastidio che difficilmente mi scrollerò di dosso.
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venerdì 14 ottobre 2011
Piccola confessione
Alla fine, la sera delle foto ho deciso di confessare alla mamma i dettagli che mi aveva riferito Mister X. Forse mi odierai per questo, ma ho capito che andava fatto. Non sopportavo l’idea di lasciarla in ansia, tenendola all’oscuro di un fatto di non poco conto.
Adesso sono sicura che mi prenderai per paranoica: mi è sembrata contenta, ma non sconvolta, dalla notizia che sei viva e che stai bene. Forse, come me, se lo immaginava.
Oppure?
Non dico che abbia recitato, è difficile spiegarlo, ma la mia sensazione del momento è stata che quasi non sembrasse SOPRESA. Ecco, il termine giusto è sorpresa. A dirla tutta, sembrava sollevata che lo sapessi anch’io. Non le ho detto di questi miei dubbi, altrimenti altro che Dottoressa!
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Adesso sono sicura che mi prenderai per paranoica: mi è sembrata contenta, ma non sconvolta, dalla notizia che sei viva e che stai bene. Forse, come me, se lo immaginava.
Oppure?
Non dico che abbia recitato, è difficile spiegarlo, ma la mia sensazione del momento è stata che quasi non sembrasse SOPRESA. Ecco, il termine giusto è sorpresa. A dirla tutta, sembrava sollevata che lo sapessi anch’io. Non le ho detto di questi miei dubbi, altrimenti altro che Dottoressa!
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mercoledì 12 ottobre 2011
Pole position
Gira la chiave e accende il motore. Mi sorride e mi assicura che va tutto bene.
Stacco la mano di G dal volante, la stringo forte.
Volpino, seduto dietro, combatte l’imbarazzo aumentando il volume negli auricolari. Overdose di elettropop, sentenzierà il medico legale.
Accelera, in un attimo siamo a caccia. Le chiedo di fare un giro largo, mi serve tempo per controllare i nervi.
Provo anche a fare due chiacchiere, ma il nostro ospite è in vena di fare l’idiota. L’umore migliora e capisco perché ce lo siamo portati dietro.
Quando arriviamo alla galleria il furgone è già parcheggiato davanti.
Smonto dalla macchina e aspetto.
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Stacco la mano di G dal volante, la stringo forte.
Volpino, seduto dietro, combatte l’imbarazzo aumentando il volume negli auricolari. Overdose di elettropop, sentenzierà il medico legale.
Accelera, in un attimo siamo a caccia. Le chiedo di fare un giro largo, mi serve tempo per controllare i nervi.
Provo anche a fare due chiacchiere, ma il nostro ospite è in vena di fare l’idiota. L’umore migliora e capisco perché ce lo siamo portati dietro.
Quando arriviamo alla galleria il furgone è già parcheggiato davanti.
Smonto dalla macchina e aspetto.
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martedì 11 ottobre 2011
Count Zero
Il tavolo di un pub. Magliette colorate. Ad un primo sguardo sembra un qualsiasi gruppo di studenti che se la spassa in compagnia, ma in mezzo ci sei tu.
Non sei al centro della foto, ma mi cattura subito il tuo sorriso, congelato per sempre nel formato Jpeg.
Bottiglie. Locandine di liquori. Una tua amica ti abbraccia e scherza con l’obiettivo. Distolgo lo sguardo. Mi imbarazza, mi fa arrabbiare. Ti diverti, mentre io soffro per te.
I colori sono strani. Siete immersi in una nuvola di nicotina, o i miei occhi sono bagnati dalle lacrime. Mi viene l’impulso di rovesciare il portatile a terra, poi ragiono.
Cinque facce. Tre non le riconosco, due sì. Ci sei tu, e c’è un tipo che sbadiglia.
A noi due, Mister C.
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Non sei al centro della foto, ma mi cattura subito il tuo sorriso, congelato per sempre nel formato Jpeg.
Bottiglie. Locandine di liquori. Una tua amica ti abbraccia e scherza con l’obiettivo. Distolgo lo sguardo. Mi imbarazza, mi fa arrabbiare. Ti diverti, mentre io soffro per te.
I colori sono strani. Siete immersi in una nuvola di nicotina, o i miei occhi sono bagnati dalle lacrime. Mi viene l’impulso di rovesciare il portatile a terra, poi ragiono.
Cinque facce. Tre non le riconosco, due sì. Ci sei tu, e c’è un tipo che sbadiglia.
A noi due, Mister C.
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lunedì 10 ottobre 2011
Count down
Devo ammettere di essere partita con una certa foga. Forse mi credevo un’investigatrice, forse ero particolarmente tesa per la situazione e volevo mettere in pratica la prima idea che mi passava per la testa.
Un diario in rete, per intrappolarti in questa tela che sto faticosamente tessendo (ecco, ora mi sto immaginando a digitare sulla tastiera con le zampe pelose di un ragno!) e instaurare così un contatto con te.
Un piccolo problema: più proseguivo, più mi accorgevo di non andare avanti per niente! Quello che sto scrivendo qui potrebbe addirittura darti fastidio perché certo non vuoi che la storia venga sbandierata ai quattro venti.
Se è successo quello che è successo, è perché ho mollato la tastiera e mi sono data da fare.
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Un diario in rete, per intrappolarti in questa tela che sto faticosamente tessendo (ecco, ora mi sto immaginando a digitare sulla tastiera con le zampe pelose di un ragno!) e instaurare così un contatto con te.
Un piccolo problema: più proseguivo, più mi accorgevo di non andare avanti per niente! Quello che sto scrivendo qui potrebbe addirittura darti fastidio perché certo non vuoi che la storia venga sbandierata ai quattro venti.
Se è successo quello che è successo, è perché ho mollato la tastiera e mi sono data da fare.
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