Casa nostra. Loro, se preferisci. Mia.
Una ripresa dal cortile, dal basso verso l’alto, i muri ti sovrastano e immagino siano soffocanti da fuori così come da dentro.
I nostri genitori ci vogliono bene, ma la loro vita è troppo diversa dalla tua. Io invece mi adatto, divento un camaleonte, mi faccio trasportare dalle abitudini giorno dopo giorno.
Hai scattato la mattina presto, ma le finestre della mia camera erano già spalancate: ero già uscita, possiamo anche dire scappata, il prima possibile.
Andavo a lavorare alla galleria, uscivo di casa prestissimo, prima che tutti si svegliassero, stanca di quelle stanze ma al tempo stesso senza una vera possibilità, o volontà, di allontanarmene davvero.
Non avevo, non ho, il tuo coraggio.
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sabato 1 ottobre 2011
venerdì 30 settembre 2011
IMAG0142.JPG
Scie di luci nella notte: lampioni finestre insegne traffico. Ti immagino appiccicata al finestrino di una macchina, a catturare un frammento di città dall’alto di un cavalcavia.
La sola idea di quanta vita pulsi al di là dell’obiettivo genera in me una vertigine. Provo a cercare il tuo riflesso sul vetro, ma c’è troppo disturbo. Immagino che stare seduta a guardare non ti bastasse, so che avresti avuto voglia di diventare tu stessa il mantello scuro che avvolgeva la città, per vedere sentire essere contemporaneamente tutto.
C’è stata un’auto che correva con te nella notte, chissà io dov’ero e cosa facevo nello stesso momento. Il file ha una data, ma significa ben poco: la mia vita non ha sussulti particolari da ricordare e ogni giorno si confonde con il precedente. Ad una certa ora della sera, sul presto, infilo la testa sotto il cuscino e lascio fuori tutte queste luci nella notte.
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La sola idea di quanta vita pulsi al di là dell’obiettivo genera in me una vertigine. Provo a cercare il tuo riflesso sul vetro, ma c’è troppo disturbo. Immagino che stare seduta a guardare non ti bastasse, so che avresti avuto voglia di diventare tu stessa il mantello scuro che avvolgeva la città, per vedere sentire essere contemporaneamente tutto.
C’è stata un’auto che correva con te nella notte, chissà io dov’ero e cosa facevo nello stesso momento. Il file ha una data, ma significa ben poco: la mia vita non ha sussulti particolari da ricordare e ogni giorno si confonde con il precedente. Ad una certa ora della sera, sul presto, infilo la testa sotto il cuscino e lascio fuori tutte queste luci nella notte.
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giovedì 29 settembre 2011
IMAG0141.JPG
Un tavolo di legno, così pieno di bottiglie che a stento ne distinguo le assi. Siete in un pub, non credo che qualcuno in casa terrebbe appese alle pareti vecchie locandine di liquori ed una targhetta che indica la direzione dei bagni.
Cinque facce. Due si sorridono tra loro da un capo all’altro del tavolo. Una è impegnata a sbadigliare, due guardano nell’obiettivo. Tre non le riconosco, due sì.
Tu mi stai sorridendo, distolgo subito lo sguardo. Seguo la spalla, il braccio, la mano. Reggi una birra. Asahi, direi. Buona. Mi viene voglia di bercene una insieme, adesso che non ci sei.
Ti abbraccia una ragazza, fa la lingua rivolta verso chi vi fotografa. Simpatica, ma mai vista prima, e non me ne stupisco. Non siamo uscite quasi mai insieme e quindi non conosco quelli del tuo giro.
Mi rassicura, comunque, avervi riconosciuti in due: quello che sbadiglia è Mister C.
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Cinque facce. Due si sorridono tra loro da un capo all’altro del tavolo. Una è impegnata a sbadigliare, due guardano nell’obiettivo. Tre non le riconosco, due sì.
Tu mi stai sorridendo, distolgo subito lo sguardo. Seguo la spalla, il braccio, la mano. Reggi una birra. Asahi, direi. Buona. Mi viene voglia di bercene una insieme, adesso che non ci sei.
Ti abbraccia una ragazza, fa la lingua rivolta verso chi vi fotografa. Simpatica, ma mai vista prima, e non me ne stupisco. Non siamo uscite quasi mai insieme e quindi non conosco quelli del tuo giro.
Mi rassicura, comunque, avervi riconosciuti in due: quello che sbadiglia è Mister C.
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mercoledì 28 settembre 2011
IMAG0138.JPG
Una scheda elettronica ripresa da vicino. Scorgo il marchio Capcom, caratteri bianchi all’interno di un rettangolo dal bordo sottile. Mi colpisce la serie di moduli di memoria che si stagliano neri in formazione militare sulla lastra verdastra.
Scorgo quasi una certa poesia nei componenti predisposti in spigolose geometrie. Fori che resteranno vuoti, e connettori che svettano in spasmodica attesa. Numeri e sigle calpestati da decine di piedini metallici.
Non so cosa ti attrae davvero in tutto in questo, mi piacerebbe capirci qualcosa. Credo che per te sia più facile leggere un circuito stampato che i sentimenti di chi ti sta vicino. Meglio così?
Facciamo un patto: io mi studio un po’ di elettronica e tu sviti una testa e vedi cosa c’è dentro. Per partire con qualcosa di facile, ti offro Volpino come cavia!
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Scorgo quasi una certa poesia nei componenti predisposti in spigolose geometrie. Fori che resteranno vuoti, e connettori che svettano in spasmodica attesa. Numeri e sigle calpestati da decine di piedini metallici.
Non so cosa ti attrae davvero in tutto in questo, mi piacerebbe capirci qualcosa. Credo che per te sia più facile leggere un circuito stampato che i sentimenti di chi ti sta vicino. Meglio così?
Facciamo un patto: io mi studio un po’ di elettronica e tu sviti una testa e vedi cosa c’è dentro. Per partire con qualcosa di facile, ti offro Volpino come cavia!
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martedì 27 settembre 2011
Memoria flash
È da un po’ che non scrivo, e mi rendo conto da sola di cosa significa. Ne ho viste svolazzare tante nella rete, di pagine personali che finiscono lasciando in sospeso il frammento di vita che stavano raccontando. Sfumato l’entusiasmo iniziale, sto per digitare l’ultima serie di post. Affiderò queste mie parole alla prima corrente di bit e le lascerò andare alla deriva.
Io stessa sono un po’ troppo al largo.
Ti odio, ti voglio bene, mi odio, mi voglio bene.
Vorrei che tu fossi qui, altre volte ti voglio lontana. Vorrei essere come te, poi invece vorrei che tu fossi come me.
Oggi per dispetto mi sono messa la tua maglia a righe nere e giallo senape, nei giorni scorsi ho messo a posto la tua stanza, visto che ai miei non sembra interessare nulla.
Ho spolverato, curato la piantina, piegato vestiti che erano già a posto. C’era il tuo cellulare sul comodino, l’ho preso. Mancava la SIM, ma c’era la scheda di memoria.
L’ho messa nel computer. E questo è quello che ci ho trovato.
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Io stessa sono un po’ troppo al largo.
Ti odio, ti voglio bene, mi odio, mi voglio bene.
Vorrei che tu fossi qui, altre volte ti voglio lontana. Vorrei essere come te, poi invece vorrei che tu fossi come me.
Oggi per dispetto mi sono messa la tua maglia a righe nere e giallo senape, nei giorni scorsi ho messo a posto la tua stanza, visto che ai miei non sembra interessare nulla.
Ho spolverato, curato la piantina, piegato vestiti che erano già a posto. C’era il tuo cellulare sul comodino, l’ho preso. Mancava la SIM, ma c’era la scheda di memoria.
L’ho messa nel computer. E questo è quello che ci ho trovato.
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